Nasce Codice Minore
Nel primo numero partiamo da una domanda: che cosa significa proteggere chi cresce nel digitale? Il nuovo KIDS Act europeo porta al centro una questione fondamentale: non solo quando bambini e adolescenti entrano online, ma quale ambiente digitale trovano quando lo fanno.
Proteggere chi cresce nel digitale
C’è una generazione che sta crescendo in un ambiente che gli adulti stanno ancora cercando di comprendere.
Non incontra il digitale soltanto attraverso uno schermo.
Cresce tra piattaforme che raccolgono dati, algoritmi che decidono cosa mostrare, videogiochi progettati per coinvolgere e sistemi di intelligenza artificiale capaci di conversare, suggerire, rispondere.
Per bambini e adolescenti, il digitale non è semplicemente una tecnologia da imparare a usare.
È uno degli ambienti in cui si cresce.
Ed è da questa consapevolezza che nasce Codice Minore.
Ma proprio mentre questo progetto prende forma, una domanda che ne è alla base è arrivata al centro dell’agenda europea:
quanto può dipendere dai bambini — e dai loro genitori — la responsabilità di essere al sicuro online?
Il 17 settembre 2026, la Commissione europea ha presentato la proposta di EU KIDS Act — Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy, un nuovo intervento legislativo dedicato alla protezione dei minori negli ambienti digitali.
La proposta parte da un principio significativo: non basta chiedere ai minori di utilizzare responsabilmente servizi digitali progettati dagli adulti. Anche quei servizi devono essere progettati tenendo conto della loro età e della loro sicurezza.
È un cambio di prospettiva.
Il KIDS Act propone un’età comune europea per la creazione autonoma di account sui social media — 15 anni — ma non si limita a stabilire chi può accedere e quando. Introduce requisiti di safety by design, rafforza i sistemi di age assurance e il ruolo dei genitori e prevede nuovi strumenti di enforcement. Sono i quattro pilastri attraverso cui la Commissione intende rafforzare il quadro europeo già esistente per la protezione dei minori online.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante.
Per anni, quando abbiamo parlato di bambini e digitale, abbiamo concentrato gran parte della discussione su ciò che avrebbero dovuto fare loro — o i loro genitori.
Quanto tempo trascorrono davanti a uno schermo?
A che età ricevono il primo smartphone?
Quando possono iscriversi a un social network?
Sono domande importanti.
Ma oggi non sono più sufficienti.
Dobbiamo chiederci anche:
come è stato progettato l’ambiente digitale nel quale stiamo permettendo loro di entrare?
Quali dati raccoglie?
Come decide che cosa mostrare?
Quali meccanismi utilizza per mantenere l’attenzione?
Come distingue un adulto da un bambino?
Quali protezioni applica quando riconosce che davanti allo schermo c’è un utente più giovane?
Il KIDS Act porta esattamente queste domande dentro il dibattito normativo europeo. La proposta mira infatti non soltanto a intervenire sull’accesso ai social network, ma più ampiamente a proteggere i minori dai rischi connessi a servizi digitali e sistemi di intelligenza artificiale.
Ed è qui che, per Codice Minore, comincia la parte più interessante.
Perché proteggere chi cresce nel digitale non può significare soltanto decidere quando lasciarlo entrare.
Significa anche chiedersi che cosa troverà una volta entrato.
Dentro il digitale, dalla parte di chi cresce.
Testo con licenza CC BY-NC-ND 4.0